IL TRAUMA E L’EMDR

Il trauma è “il risultato di un evento o una serie di eventi improvvisi ed esterni, in grado di rendere l’individuo temporaneamente inerme e di disgregare le sue strategie di difesa e di adattamento”(OMS, 2002). Il trauma è una esperienza con un impatto emotivo così intenso e negativo da pensare di non essere come prima, senza strategie di difesa e di adattamento.  

A seconda delle caratteristiche di personalità, dell’ambiente, della struttura emotiva e cognitiva, un evento può essere più o meno traumatico per ognuno di noi.  L’impatto del trauma psicologico è soggettivo.  Eventi che potenzialmente posso scatenare un trauma psicologico non includono solo condizioni estreme e fuori del comune, ma molto spesso possono riguardare anche esperienze di trascuratezza o mancanza di rispetto e accudimento, che influiscono sul senso di valore dell’individuo, sulla sua sicurezza, sull’autostima e sul suo senso di efficacia personale, di controllo e scelta.

 Si possono distinguere traumi con la T maiuscola (ad esempio un incidente, un lutto, un aborto) quando il soggetto ha provato, ha assistito o si è trovato di fronte ad un evento potenzialmente mortale, con pericolo di morte o di gravi ferite, o ad una minaccia alla propria integrità fisica o a quella degli altri e traumi con la t minuscola (come ad esempio, essere esclusi da un gruppo sociale, subire un’umiliazione sul posto di lavoro, essere ripresi, sentirsi incompresi dal partner). Questi ultimi sono traumi relazionali la cui la gravità non sta nell’evento in sé (non è oggettiva), bensì nell’interpretazione traumatizzante da parte del soggetto. Se si ripetono nel tempo, possono diventare altamente disturbanti. Il trauma è individuale e dipende dal significato che l’individuo attribuisce. 

ll trauma psicologico è quindi molto frequente e costituisce uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi psicologici, in particolare di disturbi d’ansia, come il disturbo post-traumatico da stress, ma non solo. I sintomi che si possono presentare in seguito ad un’esperienza traumatica non sono univoci ma variano a seconda della gravità del trauma psicologico, ma, soprattutto, dipendono dalla risposta soggettiva di chi lo ha subito.

  Penso che questo uomo sia soffrendo a causa dei suoi ricordi- Sigmund Freud 

 Cosa succede al nostro cervello quando proviamo un trauma?

Tutti noi abbiamo un sistema fisiologico di elaborazione dell’informazione per affrontare le nostre esperienze di vita e creare dei ricordi in modo accessibile e adattivo.  Questo sistema (l’Adaptive Information Processing, AIP) è orientato fisiologicamente alla salute e ci consente di superare ed elaborare le informazioni e gli accadimenti negativi che incontriamo nel corso della nostra vita. Questo sistema intrinseco, fisico ed adattivo è programmato per integrare esperienze interne ed esterne traducendole in ricordi fisici immagazzinati in reti neurali tra di loro integrate e con il resto dei networks presenti.

Tuttavia, le esperienze traumatiche e / o stressanti che sperimentiamo, possono essere immagazzinate come ricordi in modo disfunzionale, a causa dell’impatto emotivo dell’esperienza che abbiamo vissuto. Subire un trauma, causa una interruzione della normale elaborazione adattiva dell’informazione: l’informazione non è elaborata e viene trattenuta in modo disfunzionale nelle reti mnemoniche.   Le informazioni legate ad esperienze altamente stressanti, possono non solo non essere elaborate completamente ma le percezioni iniziali sono immagazzinate assieme a pensieri distorti e sensazioni fisiche sgradevoli.  Specialmente traumi o perdite non risolti, emotivamente molto importanti, possono inibire la normale elaborazione dei ricordi interferendo con i meccanismi di registrazione e immagazzinamento 

causando disagio psicologico fino a vere e propri quadri clinici invalidanti.  

 Durante il vissuto di un evento traumatico, le risposte biochimiche elicitate bloccano il sistema innato del cervello di elaborazione dell’informazione, lasciando isolate in una stasi neurobiologica, le informazioni collegate al trauma, intrappolate in una rete neurale con le stesse emozioni, convinzioni e sensazioni fisiche che esistano al momento dell’evento.  I sintomi attuali sono il risultato della attivazione di ricordi che sono stati immagazzinati ed elaborati in modo inadeguato.  La patologia subentrerebbe quando questo sistema innato si blocca e l’evento traumatico rimane isolato dal resto della rete neurale della persona.

Qualsiasi trauma, a qualsiasi età, lascia delle tracce negative e invisibili nella nostra mente paragonabili metaforicamente a delle scie di benzina. Queste scie, non solo non evaporano, ma possono prendere fuoco in qualsiasi momento. Il fiammifero che riaccende il fuoco dei vissuti negativi può essere un qualunque elemento dell’esperienza attuale che abbia, apertamente o implicitamente, qualcosa in comune con l’evento traumatico originale, accaduto anche molto tempo prima.  Si parla di “trigger” o riattivatore traumatico. 

Quando avviene un evento disturbante, questo può rimanere racchiuso nel cervello con le sue immagini originali, i suoni, i pensieri, le emozioni e sensazioni corporee, dovute all’impatto emotivo di quel momento. Soprattutto, durante lo svolgimento dell’evento, si forma e si cristallizza una cognizione negativa della persona relativamente a se stessa. Questo pensiero su se stesso focalizza spesso in modo preciso il problema attuale che riporta il paziente.

I ricordi immagazzinati in forma disfunzionale, irrisolta, sono la base della futura psicopatologia poiché la percezione della situazione-stimolo si associa immediatamente alle reti di memoria, generando i sintomi ed il disagio. 

Che cosa è la tecnica dell’EMDR?

  L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un approccio psicoterapeutico integrativo considerato uno dei più efficaci nel trattamento dei traumi psicologici. È una forma di psicoterapia che si focalizza sui ricordi di esperienze traumatiche e/o stressanti che contribuiscono ai disturbi mentali ed ai problemi psicologici, e che consente alle persone di guarire rapidamente dai sintomi e dal disagio emotivo. Molti studi e ricerche hanno evidenziato come sia fondamentale lavorare sul ricordo vero e proprio di eventi traumatici molto stressanti per facilitare la remissione di sintomi del disagio legate all’esperienze.  L’utilizzo della tecnica dell’EMDR consente di alleviare i sintomi del malessere psicologico. Gli studi scientifici e la ricerca mostrano che attraverso l’utilizzo della tecnica dell’EMDR, le persone che soffrono di sofferenza psicologica possono trarre benefici dopo il trattamento, in modo efficace.  

Tale tecnica nasce per il trattamento del Disturbo Post Traumatico da Stress che è un disturbo dei processi di memorizzazione dell’esperienza traumatica ma le sue applicazioni sono molteplici e sostenute dalla ricerca empirica: depressione (Bae, Kim, Park, 2008); disturbi somatici e somatoformi (Bloomgarden, Calogero. 2008; Gattinara, 2009), disturbi dissociativi (Cohen, 2009), disfunzioni famigliari e di coppia (Bardin, 2004; Stowasser, 2007), fobie, disturbi di panico, disturbi ansiosi (Germamdez e Faretta, 2007 Goldstein et al., 2000) lutti complessi, dolore cronico. 

Tramite la tecnica è possibile elaborare il ricordo dell’esperienza traumatica eliminando le sensazioni fisiche disturbanti e collocando l’evento o l’esperienza nel passato, in modo integrato e con una prospettiva più funzionale. 

La ricerca ha mostrato l’efficacia del contributo dei movimenti oculari nella elaborazione dei ricordi traumatici a partire dalla scoperta degli effetti dei movimenti oculari spontanei di Shapiro.  Una delle prime idee di Shapiro è collaboratori, fu che i movimenti oculari potessero stimolare lo stesso processo innescato nella fase di sonno REM che è proprio implicata nella elaborazione e immagazzinamento nella memoria di informazioni. I movimenti oculari utilizzati all’interno del trattamento psicoterapeutico con EMDR sono in grado di rimettere in moto il sistema di elaborazione innato e di portare ad una rapida risoluzione dei traumi psicologici.

 L’efficacia dell’EMDR nel trattamento del trauma è stata supportata dalla ricerca neurobiologica, evidenziando cambiamenti della attivazione delle aree celebrali deputate all’immagazzinamento dei ricordi. I ricordi affrontati con la tecnica si evolvono durante l’elaborazione e sono successivamente immagazzinati tramite un processo di consolidamento, processo neurobiologico che spiega gli effetti terapeutici dell’EMDR. 

I pazienti sentono che il ricordo dell’esperienza traumatica fa parte del passato e quindi viene vissuta in modo distaccato. In genere riferiscono che, ripensando all’evento, lo vedono come un ricordo lontano”, non più disturbante o pregnante dal punto di vista emotivo.

 La tecnica dell’EMDR pertanto consente di 

  • rivivere il trauma in sicurezza dato dal setting terapeutico
  • sperimentare associazioni spontanee e collegamenti con altri ricordi, situazioni, emozioni che sono funzionali alla elaborazione adattiva
  • sviluppare la capacità di desensibilizzazione nei confronti del ricordo
  • portare un cambiamento della propria prospettiva cognitiva
  • ricreare una nuova memoria narrativa del ricordo
  • consentire un giusto e sicuro ricollocamento dell’evento passato
  • raggiungere l’assimilazione e l’integrazione dell’esperienza 

L’obiettivo non è cancellare i ricordi di esperienze negative e implicite ma elaborarle, sbloccando le connessioni neurali che contengono questi ricordi. Questo è il consolidamento del ricordo. 

Come funziona l’EMDR?

 Le prime sedute di una terapia basata sull’EMDR sono dedicate alla costruzione di una relazione terapeutica di fiducia, alla valutazione della condizione del paziente e della sua possibilità di lavorare con l’EMDR stesso, nonché all’esame della sua storia. E’ in questa fase che vengono identificati gli eventi di vita del paziente da cui il malessere ha avuto origine. 

Segue una fase di preparazione. Al paziente viene, prima, spiegato l’EMDR, in modo da permettergli un consenso informato al trattamento e poi, si comincia a lavorare sul rafforzamento delle sue risorse e sui ricordi positivi, per introdurre la modalità di lavoro vera e propria.

Tramite un protocollo strutturato, il terapeuta guida la persona alla descrizione dell’evento traumatico scelto, nell’identificazione della parte peggiore dell’evento stesso, dei pensieri, delle emozioni e delle sensazioni fisiche che esso ancora suscita. Al termine di questa fase di preparazione inizia la desensibilizzazione.  La persona è invitato a focalizzarsi sugli elementi del ricordo precedentemente individuati, a lasciare andare la mente, a seguire la stimolazione e a notare quello che accade. E’ a questo punto che viene iniziata la stimolazione bilaterale vera e propria dell’EMDR che verrà somministrata in brevi set, scanditi da momenti di feedback, in cui il paziente riferisce sui pensieri, emozioni, immagini, sensazioni o quant’altro egli ha notato. La stimolazione bilaterale può essere sia oculare – cioè chiedendo alla persona di muovere gli occhi seguendo le dita del terapeuta – oppure tramite tamburellamenti che il terapeuta esegue sulle mani della persona. Durante la stimolazione e l’elaborazione tramite EMDR il paziente rimane, sempre, cosciente e presente. 

 Durante la stimolazione il paziente sarà in grado di collegare quel ricordo a reti di memoria più ampie, e sarà anche aiutato, attraverso le varie fasi, ad integrare quell’evento nella sua storia ma a non essere più emotivamente disturbato dal ricordo. Quando la desensibilizzazione dell’evento traumatico è completata, si procede con il rafforzamento dell’idea più positiva che il paziente riesce ad esprimere su di sé rispetto all’evento. Segue una fase di scansione corporea per verificare se permangono sensazioni disturbanti a livello fisico e, se sono presenti, si procede con la stimolazione bilaterale fino alla loro scomparsa. La chiusura della seduta è dedicata ad istruire il paziente su come gestire lo spazio di tempo fino alla seduta successiva. Alla fine di una seduta EMDR, l’evento preso come target cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta. Soprattutto, si registra una diminuzione delle emozioni sgradevoli e delle sensazioni corporee ad esso associate. Il paziente comincia a sentire che l’esperienza traumatica fa parte del passato. Non è facile prevedere la durata di un trattamento con EMDR. Questa dipenderà dal tipo di problema, dalle circostanze di vita, dal numero di eventi traumatici subiti e dalla loro entità. terminato il lavoro sul passato, si lavorerà anche sul presente (ciò che resta del problema) e sul futuro (la prossima volta che mi troverò nella stessa situazione). ll trattamento, in quanto a durata e numero di sedute, può essere modificato a seconda delle esigenze del paziente e della diagnosi dello psicoterapeuta.

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