Il termine giapponese ‘hikikomori’, che si traduce come ‘stare in disparte’, è oggi usato anche in Occidente per indicare un fenomeno di ritiro sociale estremo. Si osserva soprattutto tra adolescenti e giovani adulti, che si ritirano progressivamente dalla vita sociale per lunghi periodi, rinchiudendosi nella propria stanza, evitando amici, scuola, lavoro e, nei casi più gravi, persino il contatto con i familiari.
Osservato primariamente in Giappone negli anni ’90, questo tipo di isolamento volontario sta emergendo anche in altri paesi, compresa l’Italia, dove si sta facendo strada come un segnale profondo di disagio giovanile.
Anche se comunemente ci si riferisce all’hikikomori come a una “sindrome dell’isolamento sociale”, non esiste una diagnosi ufficiale riconosciuta dai principali manuali di psichiatria. Nel DSM-5-TR, ad esempio, il fenomeno viene menzionato tra i modelli culturali emergenti, ma non è classificato come disturbo a sé stante.
Nonostante l’assenza di una categoria diagnostica formale, l’hikikomori rappresenta una condizione complessa che richiede l’attenzione di psichiatri, psicologi e altri professionisti della salute mentale, in quanto spesso associata ad ansia, depressione, fobia sociale o altre forme di disagio psicologico.
In questo articolo cercheremo di capire meglio cosa sia l’hikikomori, quali siano le sue cause, come si manifesta e cosa si può fare per aiutare chi ne soffre.
Secondo un’analisi condotta dal gruppo di ricerca MUSA del Cnr-Irpps, la percentuale di studenti italiani che evitano sistematicamente i coetanei al di fuori del contesto scolastico è in aumento. Questo dato, già preoccupante prima della pandemia, ha subito un’accelerazione significativa negli ultimi anni: si è passati infatti dal 5,6% del 2019 al 9,7% nel 2022. Anche se non tutti questi casi corrispondono ad un condizione clinica di hikikomori, un incremento così marcato non può essere letto solo come un effetto collaterale del lockdown, ma rappresenta anche un segnale di trasformazione più profonda nel modo in cui i giovani vivono la socialità, lo spazio domestico e la propria interiorità.
In cosa consiste?
L’isolamento sociale prolungato colpisce soprattutto adolescenti e giovani tra i 14 e i 30 anni, anche se non mancano casi in fasce d’età diverse. La maggioranza dei casi segnalati riguarda individui di sesso maschile, ma si ipotizza che la presenza femminile sia sottostimata, anche a causa di modalità di ritiro meno visibili e meno riconosciute.
Il comportamento tipico consiste in un ritiro tra le mura domestiche, spesso limitato alla propria stanza, evitando ogni tipo di contesto esterno, come scuola, lavoro o luoghi pubblici. Chi vive questa condizione non mostra interesse verso attività o persone esterne e tende a ridurre drasticamente le interazioni sociali, incluse quelle con i familiari conviventi.
Non si parla di hikikomori per quello che può costituire un tipico momento di chiusura: il ritiro deve essere continuo e durare almeno sei mesi, trasformandosi in una condizione stabile che interferisce con la vita quotidiana e risulta difficile da interrompere.
Fattori di rischio
Diversi studi, tra cui una recente revisione pubblicata su International Journal of Environmental Research and Public Health, evidenziano come il ritiro sociale estremo sia un fenomeno multifattoriale, cioè determinato da una combinazione di elementi psicologici, familiari, scolastici, culturali e digitali. Non si tratta di una semplice “scelta” o di un problema individuale: frequentemente si osserva un coinvolgimento di disturbi d’ansia o dell’umore, esperienze di bullismo, dinamiche familiari disfunzionali e un uso compensatorio della tecnologia come forma di fuga dalla realtà sociale. Sebbene il termine hikikomori abbia origini giapponesi, la ricerca mostra che i fattori di rischio sono simili anche nei Paesi occidentali, rendendo il fenomeno trasculturale. In altre parole,
l’isolamento sociale volontario non è legato solo alla cultura giapponese, ma riflette disagi comuni alle società moderne, come la pressione alla prestazione, l’insicurezza relazionale e la difficoltà nel trovare uno spazio sociale autentico.
Conseguenze del ritiro sociale
Il fenomeno hikikomori può avere un impatto significativo su diversi aspetti della vita della persona:
- Benessere psicologico: si osservano frequentemente sintomi di ansia, disturbi dell’umore e alterazioni del sonno, spesso legati alla prolungata condizione di isolamento.
- Relazioni sociali: l’evitamento progressivo dei rapporti familiari e amicali può portare a un marcato impoverimento delle competenze sociali, rendendo sempre più difficile il reinserimento.
- Sfera scolastica e lavorativa: il ritiro si accompagna spesso a un’interruzione del percorso scolastico o formativo e, nei casi più gravi, a un progressivo allontanamento dal mondo del lavoro.
- Autostima e immagine di sé: l’isolamento, la riduzione delle attività quotidiane e il confronto continuo (anche passivo) con modelli sociali idealizzati possono contribuire a sviluppare una percezione negativa di sé e una crescente insicurezza.
Come intervenire
- Terapia individuale: spesso non è il punto di partenza, poiché raramente è la persona hikikomori a cercare spontaneamente un aiuto professionale. L’accesso alla terapia avviene solitamente su impulso della famiglia o di figure educative.
- Terapiafamiliare:sono spesso i genitori o i caregiver a richiedere supporto, in cerca di strumenti per comunicare meglio e gestire la situazione. La terapia familiare è fondamentale per affrontare eventuali dinamiche relazionali che possono contribuire o
Mantenere il ritiro sociale.
- Collaborazionescuola–professionisti:è importante creare una rete tra psicologi, insegnanti e altri referenti educativi per monitorare segnali di isolamento precoce e favorire un reinserimento graduale.
- Interventi di ri-esposizione sociale graduale: si basano su un approccio progressivo e rispettoso dei tempi della persona, volto a favorire il recupero delle interazioni sociali senza creare pressione.
- Supporto da parte di associazioni e progetti dedicati: organizzazioni come Hikikomori Italia offrono gruppi di ascolto, consulenze e percorsi informativi rivolti sia alle famiglie che agli operatori.
Articolo a cura della Dott.ssa Carla Pellegrini
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Bibliografia
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