Il corpo è molto importante nella nostra vita e sempre più ci capita di accogliere nei nostri studi persone che faticano a tollerare la propria immagine corporea.

Ma cosa è l’immagine corporea?

Il concetto di immagine corporea è molto complesso, in quanto è costituita da diverse componenti (Slade 1994) che semplificando sono:

  • La componente percettiva (come la persona visualizza la taglia e la forma del proprio corpo);
  • La componente attitudinale (quello che la persona pensa e conosce del proprio corpo);
  • La componente affettiva (i sentimenti che la persona nutre verso il proprio corpo);
  • La componente comportamentale (riguardante ad esempio, l’alimentazione e l’attività fisica)

Quindi l’immagine corporea riguarda la persona nella sua globalità e i suoi effetti possono essere rilevanti e significativi in ognuno di noi.

Immagine corporea: il corpo e le sue parti.

L’immagine corporea riguarda il corpo e le sue parti, le rappresentazioni soggettive, consapevoli e non consapevoli del corpo. Tali rappresentazioni si consolidano nel tempo e generano credenze, emozioni e comportamenti. L’identità che ciascuno di noi possiede, è costituita in relazione al corpo e in relazione a come gli altri immaginiamo possano vederlo.

L’adolescenza è il periodo critico nel quale le trasformazioni sono repentine e profonde e riguardano la costruzione della nostra identità, anche per quanto riguarda i confini corporei. Come tutte le trasformazioni, non solo è implicato l’aspetto individuale ma anche quello socio relazionale. I cambiamenti corporei hanno infatti un grande impatto a livello psicologico e creano confronti continui. L’affettività e la sessualità assumono un valore importante durante tutte queste trasformazioni corporee.

Immagine corporea e ambiente di sviluppo sano

L’avere sperimentato un ambiente adeguato dal punto di vista affettivo, è essenziale per uno sviluppo sano, vale a dire che le prime esperienze possono rafforzare una buona immagine corporea o al contrario renderla insicura e svalutarla.  Anche il gruppo dei pari, la scuola, la società assumono un ruolo centrale , in un continuo  gioco di identificazioni e di confronto da superare.  Il nostro corpo diventa uno strumento per essere in relazione con noi stessi e gli altri.

Aspetto fisico e paura del giudizio

Può capitare che alcuni processi evolutivi siamo fallimentari. Pertanto  negli adulti si può  manifestare una eccessiva enfasi al proprio aspetto fisico. Questa attenzione selettiva può portare ad atteggiamenti di inadeguatezza , paura del giudizio, la paura di esporsi e il timore di essere rifiutati.  I cambiamenti del corpo investono anche la costruzione mentale dello schema corporeo, che fa riferimento ai pensieri circa il proprio corpo. Pertanto il sentirsi inadeguati sul corpo o su una parte del corpo, può portare la persona a sentirsi “ uno schifo, inadeguata, non oggetto di desiderio”. Se io sento “ di non andar bene”, non mi esporrò al lavoro, mi sentirò sempre giudicato, non mi darà le possibilità di mettermi in contatto con altri.

Ansie dismormofofiche e immagine corporea

Alcune ansie dismormofofiche sono temporanee, altre invece si possono configurare dentro il quadro di una patologia clinica che merita una attenzione particolare. Tutti siamo soggetti a processi di accettazione e integrazione continua ma alcuni distretti corporei sono così investiti di sentimenti negativi da interferire nel funzionamento delle persone. Un naso non perfetto o dei fianchi pronunciato possono gettare nello sconforto le persone. Una minaccia sentita dal soggetto all’immagine del sé, comporta un danno alla valutazione positiva che influenza poi i sistemi motivazioni e i comportamenti atti a ripristinare una immagine che nella valutazione personale e nel confronto sociale, possa risultare conforme all’Ideale. Se il mio naso non è perfetto, ricorrerò alla chirurgia plastica o se le mie braccia non sono abbastanza muscolose, continuerò in modo incessante a fare attività fisica.

immagine corporea

Insoddisfazione corporea

L’insoddisfazione corporea è il core di molti disagi psicologici, dai disturbi alimentari alla depressione, ai disturbi d’ansia, l’abuso di sostanza e condotte di autolesionismo.  Il concentrarsi su un dettaglio fisico inaccettabile rappresenta una idiosincrasia verso qualche aspetto di sé. Nel percorso di individuazione, di chi sono, si costruisce una rappresentazione di sé, in un confronto continuo tra un io ideale e un io reale, il desiderio di essere in un certo modo e la realtà. La realtà pulsionale emerge e confonde, le proiezioni del sé corporeo nell’immagine corporea diventa centrale. La persona vede l’ immagine distorta al riflesso, si sente a disagio perché non conforme magari ai canoni di bellezza riconosciuti e dominanti culturalmente. L’attribuzione estetica che formiamo sulle rappresentazioni definisce l’autoimmagine che è parte dell’autostima e predica il valore personale. Se la società stabilisce canoni estetici , le persone si sentono escluse. La preoccupazione per un corpo mai perfetto si unisce all’angoscia del riconoscimento di un corpo che si desidera.

Percorso di terapia

L’attenzione al corpo assume un significato persecutorio ma è solo analizzando i contenuti nati da traumi, esperienze dolorose, vissuti di sofferenza che si riuscirà a guardare lo specchio e ad accettare la propria immagine corporea.  Pertanto quanto la persona in modo rigido e inflessibile sente che il corpo è veicolo di disagio, è necessario richiedere l’aiuto di uno specialista. Il percorso di terapia infatti aiuterà la persona a rendere consapevoli i meccanismi di valutazione affettiva del proprio corpo, meccanismi che restano  inconsapevoli e che generare cognizioni e comportamenti automatici ricorsivi e disfunzionali. Lo stile di attaccamento che gioca un ruolo chiave (ambienti famigliari di giudizio e  ipercritica contribuiscono alla interiorizzazione di una visione negativa, laddove il brutto non è integrabile e sarà temuto) sono oggetto di discussione nella relazione terapeutica.

Cosa è il dismorfismo corporeo?

Il dismorfismo corporeo: è la condizione nella quale la persona vede la sua immagine allo specchio come mostruosa e inaccettabile. La condizione di dismorfismo corporeo è una condizione clinica grave inserita nel  Manuale Diagnostico di riferimento per le malattie psichiatriche ( DSM-5). Capita a tutti di non piacersi per qualche aspetto, alcune imperfezioni possono infastidirci  ma non interferire con la nostra vita. Talvolta però le preoccupazioni nei confronti di uno o più difetti,   non oggettivamente rilevabili o trascurabili da altre persone, sono eccessive. 

Le lamentele possono riguardare distretti corporei o situazioni corporee come pallore, rossore, sudorazione. La persona affetta da questa condizione patologica, adotta comportamenti ripetitivi e rituali come guardarsi allo specchio o cercare rassicurazioni dai famigliari o dalle persone vicine.  La persona è incapace di esporsi allo sguardo dell’altro, la sua identità è intaccata, l’attenzione selettiva è solo per i difetti.

Ansia sociale e sensibilità del rifiuto

L’ansia sociale si unisce alla sensibilità del rifiuto, perdendo la visione di visione di insieme, con una attenzione selettiva a dettaglio. L’invalidazione dell’ambiente esterno getta nel panico e l’altro è percepito come minaccioso, giudicante e con tendenza alla derisione e alla ridicolizzazione. Questo genera vergogna, rabbia e comportamenti di evitamento o di aggressione. L’atteggiamento è di autocritica, severità ed esigenza.  Il rimuginio e il pensiero catastrofico diventano le uniche modalità di funzionamento cognitivo. La persona però può avere una consapevolezza bassa o scarsa del problema.

Il bisogno di controllo comporta un perseguimento e una continua ricerca di assoluta certezza che possono impedire un atteggiamento fluido, ma un monitoraggio continuo e attivo nei comportamenti. Più aumenta il tempo passato davanti allo specchio, più aumentano i controlli sugli aspetti estetici e cresce l’insoddisfazione corporea.   Si cerca di mascherare alcune parti del corpo, con il trucco, le parrucche,  interventi estetici, i camuffamenti, che non sono risolutivi ma aumentano il disagio e lo stress. L’attenzione selettiva conferma ciò che si pensa, lo sguardo disgustato dell’altro sono conferme delle proprie ipotesi negative. La drammaticità dei vissuti si accentua e le previsioni contengono conseguenze Chiunque si ritrovi in queste descrizioni, quando l’immagine corporea diventa una ossessione,  è bene che si rivolga a uno specialista.

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Articolo scritto dalla dott.ssa  Mirella Chiorazzo

BIBLIOGRAFIA

  • E.Faccio Le identità corporee. Quando l’immagine di sé fa star male. Giunti Editore, 2007.
  • D.Dettore. I disturbi dell’immagine corporea. McGraw-Hill Companies – 2008

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