Potremmo definirla una patologia moderna, anche perché si è cominciato ad osservarla e studiarla, proprio in quegli ambienti lavorativi, dove sono impegnate persone che svolgono professioni d’aiuto, quali medici, infermieri, assistenti sociali, poliziotti, vigili del fuoco, caregiver.  

La sindrome di burnout o «dell’esaurimento da lavoro» è la risposta ad uno stress emotivo cronico e persistente, con queste caratteristiche:esaurimento fisico ed emotivo, tendenza a considerare le persone non come tali, ma come oggetti, sensazione di perdita di significato del proprio operato e ridotta produttività.

In epoca moderna, forse anche per le continue richieste ambientali, la sindrome di burnout può colpire altre categorie di lavoratori, in particolare coloro che più di altri sono iper connessi e schiacciati da una miriade di impegni tra famiglia e lavoro. In questo scenario sono le donne che sono maggiormente esposte al pericolo di esaurimento psico-fisico.

Ma quali sono le più comuni cause di burnout durante il lavoro? 

Ci siamo abituati ad usare la parola stress per descrivere tutta una serie di fattori che possono portare alla sindrome di burnout ed essere al tempo stesso la causa di esplosioni di rabbia nei confronti di colleghi di lavoro, ma anche di clienti o figure famigliari. Più precisamente le ricerche condotte ci dicono che le più diffuse cause di burnout al lavoro sono queste:

  • Nuovi software, cambiamenti organizzativi, cambiamento di mansioni
  • Termini e scadenze irrealistici
  • Frequenti conflitti nella programmazione del lavoro o interruzioni
  • Programmi che cambiano spesso
  • Aumento di responsabilità senza la giusta compensazione
  • Difficili interazioni con colleghi o clienti

Quali sono i segnali da non sottovalutare 

Secondo un recente studio condotto da Christina Maslach, professoressa di psicologia all’Università della California, Berkeley, i segnali del burnout sono:

1 – Non riuscire a dormire, soffrire di nausea, sentirsi prosciugati emotivamente

2 – Sentirsi estraniati dai colleghi e dai superiori , sentirsi costantemente sottovalutati o sotto costante osservazione e giudizio

3 – Avere la sensazione di non riuscire a dare il meglio

Quando al lavoro si cominciano ad accusare questo genere di problemi si riscontra molto sovente assenteismo, commettere errori, essere distratti. Inoltre subentrano agiti aggressivi anche con le persone con cui generalmente si va d’accordo. 

Nel normale ciclo di vita accade di avere periodi contraddistinti dall avere poche energie, venire un po’ meno la motivazione per il lavoro, sentirsi un po’ svuotati, sentirsi oberati dai troppi impegni. Le cause contingenti possono essere molte: 

dalle scadenze impellenti, dai problemi di relazione con i colleghi di lavoro, a nuovi gravi fattori di stress familiare. Ma il burnout professionale va oltre la necessità di una semplice vacanza o di uno stacco dalla routine lavorativa, tanto è vero che gli esperti individuano nel burnout a lungo termine e irrisolvibile, un vero problema di salute che può diventare una malattia cronica

Alcuni suggerimenti 

Compilare una lista di cose da fare. Quando si è esauriti emotivamente ci si sente sopraffatti e spesso si continua a rimandare (e ci si rimprovera per questo). Il semplice iniziare a fare piccole cose , senza porsi obiettivi irraggiungibili, può avere un grande impatto sul proprio benessere personale. Alcuni studi hanno dimostrato che impostare e raggiungere piccoli obiettivi porta all’aumento di dopamina nel cervello e un progresso costante può aumentare l’impegno delle persone nel lavoro e la loro felicità durante la giornata lavorativa. In questo esempio vediamo come il circuito della ricompensa, che vede appunto nella dopamina il suo principale artefice, venga attivato, gratificando momentaneamente la persona.

Quindi come si può fare? Agire a piccoli passi. Il suggerimento è di compilare una lista delle cose da fare, dividendo ogni attività in piccole parti e man mano che i compiti vengono eseguiti spuntare la lista. In altri termini, progredire (anche lentamente) fa stare meglio.

Prendersi tempo per recuperare. Gli esperti sono concordi nel sostenere che staccare la spina è un trucco veloce per alleviare il burnout. L’ideale sarebbe concedere a se stessi un’intera giornata facendo quel che più ci piace, andando a letto presto la sera per riposare una notte intera. Non sempre però è possibile, soprattutto quando ci si trova di fronte a scadenze importanti o se si deve assistere un parente malato. È importante però prendersi comunque piccoli momenti, anche solo una passeggiata o una pausa pranzo un po’ più lunga. È bene concedersi una pausa di 5 minuti ogni 20, magari al termine di ogni piccolo singolo compito.

Parlare con qualcuno. Un antidoto efficace contro il burnout è interagire con gli altri. Infatti, per la salute e il benessere psicofisico è molto meglio avere rapporti con gli altri piuttosto che essere isolati. Gli altri rappresentano una risorsa preziosa.Se al lavoro c’è un collega di cui ci si fida molto si può anche provare a discutere con lui su come affrontare i problemi lavorativi

Un hobby lontano dal lavoro. Coltivare un hobby al di fuori del lavoro grazie al quale è possibile decomprimere lo stress e dissociarsi temporaneamente dall’attività lavorativa può essere molto utile e dà sollievo allo stress. Non deve essere nulla di specifico, basta anche una semplice attività fisica

Telelavoro. Se si ha la possibilità di lavorare in remoto, questo è un ottimo modo per ridurre lo stress. Lavorare fuori dall’ufficio permette di provare a svolgere la propria attività in uno spazio tranquillo e ne beneficia la creatività. Una soluzione questa che può anche consentire di trascorrere qualche ora all’aperto, anche se non è da dimenticare che il modo migliore per combattere il burnout è stare a contatto con gli altri, quindi il telelavoro andrebbe fatto ogni tanto.

La psicoterapia per il burnout

I nuovi pazienti che soffrono di questa sindrome, appartengono ad una fascia di lavoratori che svolgono le loro mansioni in ambiti diversi da quelli tradizionalmente implicati e studiati maggiormente. Le esigenze prestazionali della nuova economia, le performance richieste, i tempi più stretti, le dinamiche concorrenziali, hanno determinato un aumento dello stress lavorativo, fino al far emergere, per alcuni soggetti, una vera e propria patologia con sintomatologia ansiosa e depressiva. In questi casi è opportuno intraprendere un percorso psicoterapeutico, che dovrà avere le caratteristiche non soltanto di aiutare e supportare la persona interessata, ma anche cercare di affrontare i motivi per cui si è arrivati ad una rottura del proprio equilibrio psichico.

Molto sovente infatti sono implicati aspetti legati alla sfera dei propri sistemi motivazionali, della gratificazione e soddisfazione per il lavoro che svolgiamo, del senso di utilità e di autostima che ne consegue. Vi sono poi ulteriori aspetti che richiama il rapporto che abbiamo con gli altri, che nel lavoro riguarda direttamente sia i nostri superiori, che eventuali nostri colleghi che dipendono da noi. Queste dinamiche richiamano aspetti psichici legati a significati più sottili che hanno a che fare col rapporto che abbiamo con il potere, lo sfruttamento dell’altro, l’area relazionale oltre la quale ci si sente a disagio, il sentirsi o meno parte di un gruppo, l’influenza che questo ha sul nostro equilibrio e tanto altro ancora.

Infine una particolare attenzione va fatta nei confronti delle donne poiché le ricerche ci dicono che esse provano emozioni, in particolare quelle con valenza negativa ( paura, rabbia, tristezza), con maggiore intensità rispetto agli uomini. Questo perché ci sono dei circuiti neuronali in particolare corticolimbici che nelle donne vengono attivati con maggiore intensità rispetto agli uomini. Così come i livelli di cortisolo ( ormone dello stress) sono più elevati nelle donne depresse, rispetto agli uomini depressi. Questo per esempio spiega perché spesso si è sempre ammalati e non si riesca mai a superare banali raffreddori che durano intere settimane  ( il rilascio di glucocorticoidi sopprime la crescita, la riproduzione e il sistema immunitario).  Di questi aspetti legati alla differenza di genere, si deve tenere in gran conto quando si intraprende una psicoterapia 

Dietro lo sviluppo di una sindrome da burnout c’è il cortocircuito di qualcosa che per ottenere una piena risposta e quindi una piena guarigione, va esplorata in modo mirato e assolutamente unico. Un po’ come in tutte le psicoterapie. 

Bibliografia

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Michel, A. (2016). Burnout and the Brain. APS Observer, 29(2).

Maslach Christina  Leiter Michael P.  Burnout e organizzazione. Modificare i fattori strutturali della demotivazione al lavoro edizioni Erickson collana Psicologia, 2000

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Sex differences in stress-related psychiatric disorders: neurobiological perspectives.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24726661

Guarda il video del dott. Ferella sull’esaurimento da Lavoro

video di approfondimento del dottor Ferella

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